La mimosa che credeva di essere una quercia

Ci sono alberi che nascono convinti di dover essere altro.
Più forti, più grandi, più resistenti al vento.


Alberi che guardano le querce e pensano che la forza stia tutta lì: nel tronco spesso, nelle radici profonde, nella capacità di restare immobili anche durante le tempeste.

Ma la primavera non chiede nulla se non di fiorire.

Questo è il racconto di una mimosa che per molto tempo ha creduto di essere sbagliata. Troppo leggera, troppo fragile, troppo gialla sotto il sole.
Eppure, a volte, la delicatezza è solo un altro modo di essere forti.

Una storia per chi ha cercato di diventare una quercia,
quando in realtà era già perfetto così: una mimosa in fiore.

 

La grande quercia era sempre stata lì. Fin da bambina, Mia la osservava dalla finestra della sua camera. Era così alta che si poteva ammirare nonostante la distanza da casa.

Ogni giorno negli ultimi vent’anni, prima di uscire, Mia dava uno sguardo a quel maestoso albero. Adorava ammirarlo nei suoi cambiamenti: durante l’inverno si spogliava del tutto e allora quasi le sembrava di intravedere sfumature di fragilità, come se in quella stagione la quercia – da sempre forte e fiera – si mettesse a nudo per mostrare la propria vulnerabilità. E Mia la osservava, crescendo, con occhi ogni volta nuovi, passando dallo sguardo fanciullesco a quello più maturo della sua età.

A volte la invidiava, perché anche lei avrebbe voluto essere così fiera e maestosa. Sì, era invidiosa di un albero.

Una mattina stava potando le rose del suo giardino quando in un piccolo angolo nascosto notò una piccolissima piantina di mimosa.

Le si avvicinò con passo lento, quasi titubante, e si fermò a osservarla. Aveva piccoli rametti con foglioline verde chiaro. Dato che nel suo giardino ricco di fiori e piante mancava proprio una mimosa, la lasciò lì, in attesa di vederla crescere.

Mia seguì quell’evoluzione dalla stessa finestra dalla quale vedeva la quercia. In prospettiva visiva erano sullo stesso piano: una toccava il cielo con i rami, l’altra stava imparando a conoscere il mondo.

Passarono tre anni da quella nascita e la minuscola mimosa era diventata una pianta adulta. Mia, prima di uscire, come sempre si affacciava dalla finestra: prima osservava l’imponente quercia, poi la mimosa più giovane e delicata.

Ogni volta che una tempesta si abbatteva su di loro, Mia pensava a quella pianta e sperava nella sua sopravvivenza.

Una notte, una tempesta fu così violenta da piegarla quasi a terra. La mattina dopo, Mia fu sollevata nel constatare che, nonostante tutto, la mimosa era ancora lì.

Aveva deciso di tenere un diario sul quale annotava ogni progresso di quella pianta nata per caso nel suo giardino e che già da metà febbraio spesso le donava colori brillanti.

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Era una mattina d’inverno. Mia si alzò e fece colazione come al solito, ma con una stanchezza che le pesava addosso. Stava attraversando un periodo difficile: aveva perso il lavoro che amava, alcune amicizie si erano dissolte senza clamore, e tutto ciò che un tempo le sembrava solido ora le scivolava tra le dita.

Le sembrava di non avere più appigli. Quel giorno decise di rimanere in casa, senza vedere nessuno. Non riusciva più a trovare un senso in nulla. Tutti sembravano realizzati, felici, appassionati… e lei? Cosa era lei?

Decise di riordinare i pensieri rovistando nella sua camera.

Quando aprì il cassetto della scrivania vide il diario. Quanta polvere si era accumulata! Se ne era completamente dimenticata.

Sull’ultima pagina c’era scritto: 18 febbraio 2022. Erano passati quattro anni da quel momento, eppure il tempo sembrava aver perso ogni forma e senso.

Quattro anni di vuoto irrisolto.

Quella mattina si avvicinò alla finestra che aveva smesso di guardare e tornò a farlo dopo tutto quel tempo. Sgranò gli occhi davanti a quello spettacolo. La quercia, di solito maestosa, a malapena si intravedeva dietro l’imponente mimosa. Non poteva credere ai suoi occhi. Una piantina tanto piccola era diventata come un castello fiero, in grado di toccare le nuvole. Le vennero le lacrime agli occhi.

Prese il diario e scrisse:

10 marzo 2026
La mimosa, un tempo insicura, adesso ricopre l’immagine della quercia. I suoi rami sono forti e oggi i suoi fiori gialli contrastano con il cielo grigio. Non avrei pensato di vedere un tale cambiamento. Le tempeste negli ultimi anni sono state violente, ma lei è semplicemente cresciuta. Forse crede di essere una quercia. Ma la sua vittoria mi ha ricordato che, nonostante tutto, noi ce la facciamo sempre. In un modo o nell’altro.

La mimosa, che forse credeva di essere una quercia, illuminava il cielo con la sua forza.

Cari lettori,  mi auguro  che questo piccolo racconto vi sia piaciuto. A volte la vita scorre così in fretta da non avere il tempo di osservare quanto il nostro spirito riesca a crescere e con esso il cuore e l’anima.

Dovremmo tornare, ogni tanto, a guardare da quella finestra per poter ammirare che splendida persona siamo diventati.

Se i miei racconti vi tengono compagnia, qui sotto trovate i miei libri, da leggere con calma e che mi auguro possano abbracciarvi nei momenti di solitudine e dirvi che la primavera, prima o poi, arriva sempre.

Una tazza di tè e un racconto

Eleonor.

Sara Iannone

Rifugio Dei Lettori