C’è una magia strana e bellissima che accade quando tante voci decidono di parlare insieme. Questo racconto è nato così, nei commenti, goccia dopo goccia come la pioggia di cui parla.
Non ha un’unica autrice: io ho scritto la frase di apertura e voi avete continuato, commento dopo commento, creando una storia magica.
Queste parole adesso hanno una casa.
Si dice che quando fuori piove così forte, le streghe si rifugino tra le pagine dei libri per scaldarsi il cuore.
In quei pomeriggi in cui l’acqua scroscia instancabile, sanno bene dove andare. La pioggia le porta dritte nella biblioteca segreta, situata nell’ala ovest della casa. Lì, tra l’odore della carta e il fruscio delle parole, accendono piccoli fuochi di storie antiche. Si siedono in silenzio tra una riga e l’altra, aspettando che qualcuno apra quel libro e, senza saperlo, liberi un incantesimo. Danzano felici, mentre il profumo dell’essenza di meraviglia si libera nell’aria.
Tra un sorso di infuso, una pagina letta e un cuore che sogna, raggi di luna escono fuori dalle nuvole per fargli compagnia. Ed è così che ritrovano l’anima antica delle antenate – e ritrovano sé stesse, streghe moderne in un mondo che ha dimenticato la magia.
Ognuna di loro ha un libro personale, intimo, che nessun’altra può sfogliare. Non per egoismo, ma per rispetto: l’odore che si sprigiona appena vengono aperti è unico, personalissimo, e non a tutte potrebbe andar bene. Quei libri rappresentano un piccolo rifugio. Un luogo che dà tranquillità e scalda il cuore.
Le mani sfiorano le delicate pagine lisce, gli occhi inseguono le parole, mentre il suono della pioggia contribuisce a placare i sensi. Cullate dolcemente dalle gocce che cadono sul tetto, trovano ispirazione tra le vecchie parole per creare nuovi incantesimi di pace e serenità. In quelle righe antiche viaggiano riflessioni colorate, che aiutano le streghe a capire meglio le anime tristi.
Tutto il resto del mondo è chiuso fuori. I loro sono gli unici momenti in cui possono essere ciò che vogliono, senza giudizio, senza etichette. Finalmente libere di volare davvero – con la fantasia, con l’immaginazione – e vivere, anche solo per qualche momento, in un posto dove le persone sono solo persone, al di là dell’abito che indossano. Fiere di essere streghe. Accolte. Comprese.
Le streghe sono tra di noi, e nemmeno ce ne accorgiamo. Si celano dietro sorrisi ordinari, dietro tazze di tè che profumano di erbe sconosciute, dietro occhi che sembrano leggere qualcosa che noi non riusciamo a vedere. Le trovi nelle biblioteche, chine su pagine ingiallite che nessun altro osa sfiorare. Le trovi nei mercati all’alba, quando scelgono le erbe con una cura che va oltre la semplice cucina. Le trovi sedute vicino alle finestre nelle notti di pioggia, ad ascoltare qualcosa che il temporale sembra dire solo a loro.
Non portano cappelli a punta né mantelli neri. Lo capirono secoli fa: per sopravvivere bisognava imparare a sparire tra la gente, a non farsi riconoscere, a tenere la magia nascosta sotto maschere semplici. Indossano giacche comuni, capelli mossi dal vento, scarpe consumate dalle strade percorse in cerca di qualcosa che tu non sapresti nemmeno nominare.
La loro magia non esplode ma arriva piano. Scivola nelle parole giuste dette al momento giusto, in quella carezza sulla spalla che ti rimette in piedi quando non avresti più voluto alzarti. Sta nel modo in cui un giardino fiorisce intorno a loro anche dove la terra sembrava morta, nel modo in cui i gatti le seguono senza essere stati chiamati, nel modo in cui certi problemi – inspiegabilmente – si dissolvono dopo che le hai incontrate.
Hanno memoria lunga, le streghe. Più lunga di una vita sola. Ricordano cose che non hanno vissuto, portano cicatrici di guerre che non hanno combattuto, conoscono dolori passati come se fossero stati loro a piangerli. Perché in un certo senso, era così. Ogni strega è figlia di un’altra strega, anche quando non lo sa, una catena invisibile di donne che hanno scelto di capire il mondo invece di subirlo.
E la notte, quando la città tace e le luci si spengono una ad una, aprono quei libri dai titoli illeggibili e continuano a studiare. Perché la magia non si impara mai del tutto. E loro, più di chiunque altro, lo sanno.
Forse è per questo che appena si entra in quella piccola biblioteca, una sottile polvere dorata ti accoglie come in un incantesimo. I libri si aprono e si chiudono dinanzi agli occhi curiosi dei visitatori, in realtà le streghe stanno scrutando ognuno, cercando di leggere nei loro pensieri. E magicamente, ciascuno si ritrova con il libro giusto in borsa: quello capace di farti sognare quando lo leggerai a casa.
Il libro, il suo profumo, è il rifugio giusto quando c’è bisogno di trovare quella luce che nel mondo sta sparendo. Non la felicità in assoluto, ma la felicità delle piccole cose di cui siamo circondate.
Poi, a volte, accade che tra quelle pagine si nasconda anche lei: Cuore. È una bambina che gioca con le parole – forse si chiama Sara, Sara Cuore – o forse è semplicemente l’anima bambina di ogni strega. Le piccole streghe, quando vogliono, si trasformano in parole: parole magiche, buone, di cuore. Perché tutto il mondo ne ha tanto bisogno.
Da quelle storie nasce anche qualcos’altro: il filo di una storia d’amore, dove i due protagonisti sono legati da quel filo rosso potente e invisibile che attraversa il tempo.
Quando si sentono perse, a volte le streghe si immergono sotto le gocce della pioggia per ritrovare forza, così da creare una magia più potente.
La magia più grande, forse, sta proprio nell’aspettare che qualcuno prenda quel libro, quel libro dove si erano rifugiate, e legga a voce alta la storia. Le parole lette scendono lente e dolci negli animi, al ritmo delle gocce cadenti.
In quella biblioteca segreta si aspettano anche i cuori gentili, a cui offrire una tazza di tè e un racconto, immersi nel profumo delicato di fiori e pagine. Un profumo di casa.
Mentre la sera scende, le streghe sanno che domani, se tornerà a piovere, il loro rifugio sarà ancora lì – tra le pagine che profumano di casa, con una tazza fumante di decotto in mano, il gatto accoccolato sul bracciolo della poltrona e una copertina calda e morbida a scaldare il cuore, in attesa che la pioggia passi e il sole ritorni a illuminare il bosco circostante.
Dai libri esse studiano, imparano e si nascondono. È magia, è tanta magia la loro.
Un grazie speciale a tutti i lettori del Rifugio che su Instagram hanno contribuito a creare questo racconto, parola dopo parola.
Ogni frammento di questa storia è stata scritta da qualcuno con tanta magia nel cuore.
GRAZIE.
Se i miei racconti vi lasciano qualcosa nel cuore, qui sotto trovate i miei libri, da leggere con calma e che mi auguro possano abbracciarvi nei momenti di solitudine e dirvi che la primavera, prima o poi, arriva sempre.
Sara Iannone
Rifugio Dei Lettori