A Londra il rumore non smette mai.
Leah lo aveva imparato presto: il traffico, l’umidità, le giornate tutte uguali. Aveva imparato anche a sopportare i sogni lasciati in un cassetto.
Finché una mattina, tra un bookcafé e una crostata alle pere, qualcuno bussò proprio lì dove lei aveva smesso di credere. E da quel momento, nulla fu più soltanto coincidenza.
Il rumore della città faceva da sottofondo alle sue giornate ed era diventato sopportabile. Perfino l’umidità non era più un dettaglio importante.
Si era trasferita a Londra per lavoro e ogni mattina si recava a un bookcafé vicino all’ufficio, si sedeva allo stesso tavolo, ordinava un cappuccino che in realtà era un latte macchiato e leggeva due pagine di un libro.
Era un rituale che la faceva sentire meglio prima di entrare nella fossa dei leoni. Così aveva definito quel posto dove era finita per necessità.
Quella mattina sospirò e chiuse il suo libro, terminò il latte in fretta e si avviò verso l’ufficio quando un volantino le finì su una caviglia. Lo raccolse in fretta ma prima di buttarlo notò il titolo: corso per pasticceri.
Le si illuminarono gli occhi con la stessa velocità con cui divennero lucidi. Era il suo sogno ma non poteva permetterselo e non avrebbe potuto lasciare il suo lavoro.
Fece per buttarlo quando un uomo anziano le andò a sbattere contro, intento a leggere il giornale con estrema concentrazione.
«Mi scusi signorina, sono proprio distratto.» «Non si preoccupi.» L’uomo la osservò per qualche secondo e la invitò per un caffè, che Leah rifiutò spiegando di dover andare al lavoro.
L’uomo insistette, dicendole che non le avrebbero fatto problemi e se necessario, sarebbe andato con lei per chiarire con i suoi superiori.
Leah, incerta, accettò titubante. Il cielo inglese sembrava avvolto da nuvole di zucchero filato e l’aria odorava di pioggia. Il tempo scorreva veloce accanto a quell’uomo e stranamente si sentiva compresa.
Gli confidò dei suoi sogni, dei suoi pensieri, delle sue preoccupazioni. Leah aveva il cuore leggero e una strana sensazione la pervase. «Vuole quindi diventare pasticcera?» le chiese poco dopo l’uomo. «Lo desidero da quando ho quattro anni. Vorrei solo portare un po’ di dolcezza nel mondo. Ma non devo perdermi nei miei sogni, sono solo sciocchezze, come ripete mia madre ogni giorno.»
L’uomo, che indossava una sciarpa rossa e un cappello verde, la scrutò e poi le fece una proposta: «Domani mattina mi porti il dolce che le ha fatto venire voglia di fare la pasticcera. Alle nove, qui.»
Erano le 9:05 e ogni minuto sembrava un frammento di speranza in meno. Di cosa, Leah non lo avrebbe saputo dire, eppure quell’appuntamento era scivolato nei meandri della sua mente senza più uscirne.
«Domani mattina mi porti il dolce che le ha fatto venire voglia di fare la pasticcera. Alle nove, qui» le aveva detto l’uomo di cui non sapeva neppure il nome.
Non si erano presentati ma lei era seduta in quel bookcafé all’orario stabilito con il dolce, come richiesto.
«Sono proprio una stupida» disse a bassa voce sospirando. Stava per alzarsi quando sentì un tocco leggero alla spalla.
«Mi scusi se l’ho fatta aspettare» le disse l’uomo, sedendosi davanti a lei.
Aveva il volto arrossato e indossava una sciarpa rossa con una piccola toppa cucita con del filo verde.
Leah lo osservò e percepì una sensazione di tranquillità in sua presenza. L’uomo si scusò più volte per il ritardo e nei suoi occhi vi era sincerità. «Allora?» chiese con un sorriso gentile. «È questo il dolce che le ha fatto venire voglia di diventare pasticcera?»
Leah annuì con una luce nuova negli occhi. Gli raccontò del profumo di pere nella cucina della nonna, delle domeniche passate a preparare dolci con lei, di quanto desiderasse portare un po’ di dolcezza nel mondo.
Parlò come non parlava da anni, senza paura. Gli raccontò dei sogni lasciati in un cassetto per dovere e di quanto si sentisse bene soltanto in cucina.
L’uomo ascoltò in silenzio, assaggiò un pezzetto di crostata e chiuse gli occhi.
Dopodiché prese il tovagliolo e vi scrisse un appunto. «Mandi una mail oggi stesso» disse porgendoglielo. «Dica che va su mia raccomandazione.»
Leah corrugò la fronte e fece una pausa. «Io non so chi lei sia.»
Lui sorrise appena e la guardò con aria paterna. «Glielo diranno loro. E aggiunga un dettaglio, nella mail. Dica di guardare il cassetto verde nella scrivania dell’ufficio.»
Leah ripeté quelle parole a bassa voce, per non dimenticarle. Le avrebbe segnate poco dopo. «Cosa troveranno?» chiese d’istinto.
«Un appunto» rispose l’uomo. Poco dopo lui si scusò per andare in bagno e Leah rimase sola con mille pensieri e un leggero tremolio nel cuore.
L’uomo, alzatosi per andare in bagno, tardava e Leah iniziò ad agitarsi. Poi si alzò.
Pensò che forse era dentro il bookcafé ad ordinare un altro caffè. Entrò anche lei, con il cuore che batteva forte.
Chiese al barista dell’uomo appena entrato e lo osservò corrugare la fronte. Il barista la guardò con aria confusa.
«Signorina, è qui da sola da stamattina.» Un brivido le attraversò la schiena e la testa iniziò a girarle.
Uscì dal locale lentamente, prese la crostata alle pere e tornò in ufficio con più confusione di prima. Guardò il tovagliolo con l’appunto: era reale.
Seduta alla scrivania, aprì il computer. Oggetto: raccomandazione del presidente. Scrisse poche righe, chiare, riportando parola per parola quanto detto da quell’uomo misterioso. Disse che si presentava su sua raccomandazione e aggiunse un post scriptum: la invito a controllare il cassetto verde nella scrivania dell’ufficio.
Rilesse tre volte, poi premette invio. Passarono meno di due minuti e il telefono squillò.
«Leah Burlassi? Può salire subito al piano superiore?»
Entrò nell’ufficio del dirigente con la sensazione di camminare dentro un sogno. Era diventata pazza? Forse l’avrebbero licenziata.
Tre persone erano ferme attorno alla scrivania e il cassetto verde era aperto.
Dentro, un foglio piegato. Uno di loro lo aprì, lo lesse in silenzio e poi alzò lo sguardo verso di lei.
«Questo appunto è stato scritto più di un anno fa. Dal presidente.» Fece una pausa. «Ma il presidente è scomparso dodici mesi fa.»
Le sembrò mancare la terra sotto i piedi. Leah pensò alla sciarpa rossa, alla toppa cucita con filo verde, al modo in cui aveva assaggiato la crostata chiudendo gli occhi. Non disse nulla.
Per la prima volta, da quando era arrivata a Londra, non si sentì fuori posto. Forse i sogni non hanno bisogno di spiegazioni, ma solo di qualcuno che li prenda sul serio.
Leah, con il supporto dell’uomo misterioso, riuscì a frequentare il corso e a lavorare come pasticcera.
Il prossimo sogno? Aprirne una sua ♥️
Cari lettori, mi auguro che questo piccolo racconto vi abbia tenuto compagnia in queste giornate di pioggia (mentre scrivo sta piovendo e d è così da alcune settimane.)
Se i miei racconti vi lasciano qualcosa nel cuore, qui sotto trovate i miei libri, da leggere con calma e che mi auguro possano abbracciarvi nei momenti di solitudine e dirvi che la primavera, prima o poi, arriva sempre.
Sara Iannone
Rifugio Dei Lettori